
La mia confessione di Natale
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Inizierò andando dritto al punto: in realtà non mi piace il Natale. Ecco, l’ho detto. Per me, è soprattutto una questione di… troppo. Chi visita chi, in quale giorno, a che ora, e in qualche modo si sovrappone sempre tutto.
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Non importa quanto bene pianifichi, qualcuno finirà deluso, oppure un intero programma accuratamente costruito crollerà come una pessima partita a Jenga.
Nei Paesi Bassi, ci impegniamo davvero. Abbiamo la Vigilia di Natale, il Giorno di Natale e il Secondo Giorno di Natale. Sì. Tre. Oddio. Quel terzo appuntamento, però, lo abbiamo silenziosamente cancellato anni fa. Oggi, il Secondo Giorno di Natale è riservato a stare sdraiati sul divano in uno stato di sovraccarico sociale, emotivo e gastronomico, muovendosi a malapena, circondati da briciole e buone intenzioni.
Quello che mi colpisce anche è che il Natale spesso sembra un obbligo. Deve essere accogliente perché è Natale. Deve esserci una quantità impressionante, francamente inutile, di cibo e bevande. La tavola dovrebbe soffrire visibilmente sotto l’eccesso, e i regali devono minacciare danni strutturali sotto l’albero. A volte sembra meno una festa e più una recita, con tutti che fingono che sia tutto molto rilassato.
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